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L’Italia è prossima alla totale transizione energetica dal carbone al gas, la fonte fossile meno impattante a livello di anidride carbonica (CO2) sull’ ecosistema. Il nostro paese possiede una rete di gasdotti che si estende per 32000km, necessaria per il trasporto del gas dal suo punto di immissione fino alle nostre case. Ad occuparsi della rete di trasporto è il centro di dispacciamento SNAM, che importa il gas dalla Russia, dal Nord Europa e dal Nord Africa attraverso 8 punti di entrata, 3 dei quali sono centri di rigassificazione che convertono il gas liquefatto in aeriforme.  Lo SNAM ha inoltre il compito di conservare il gas, comprato nei periodi di ribasso, per le stagioni in cui l’utilizzo è maggiore. La riserva è conservata nei giacimenti di stoccaggio, i quali si identificano come giacimenti in cui già precedentemente è stato prelevato il contenuto fossile.

 Il sistema di gasdotti in Italia svolgerà un ruolo fondamentale per la conversione da fossile a rinnovabile in quanto sono in corso studi che dimostrerebbero come questa vasta rete di trasporto possa tornare utile per la nuova risorsa: l’idrogeno, un vettore energetico capace di immagazzinare energia. Ma momentaneamente produrre idrogeno costa molto, dato che in natura questa molecola isolata non esiste. Sono quindi in sviluppo progetti che includerebbero altre fonti ad emissioni 0 in termini di CO2 , come il biometano, fonte derivante dall’organico urbano o dagli escrementi animali.  

Il processo di transizione dal fossile al rinnovabile è lungo e tortuoso. Sappiamo che non potrà mai avvenire in fretta e che una totale conversione sarà difficile, se non quasi impossibile da raggiungere. Basti pensare al solare e all’eolico: sono risorse stagionali e intermittenti, non sempre disponibili, che ad oggi se venissero applicate al posto di gas o carbone riuscirebbero forse a coprire metà del fabbisogno energetico mondiale. 

L’impegno dell’Italia, per ora, è quello di sostituire ogni impianto a carbone in impianti a turbogas entro il 2025 dato che si registrano valori sempre più alti di emissioni di CO2 dalle centrali non convertite: TORREVALDALIGA NORD, centrale a carbone nei pressi di Civitavecchia di proprietà dell’Enel, solo nel 2018 ha riversato 8,1 tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera, assicurandosi così il primato di impianto più inquinante d’Italia. E ciò che più demoralizza è che nei pressi della centrale ci sono altri due impianti che rigettano gas serra nell’atmosfera. Civitavecchia registra così uno dei tassi di tumore ai polmoni tra i più alti d’Italia.

Nella speranza che le multinazionali prendano coscienza dei dati sconcertanti che si registrano ogni anno, aspettiamo la transizione dell’Italia e il futuro cambiamento che vedrà come protagonista la risorsa rinnovabile. 

 

Alessia Facciolo