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durata: 2h 12 min

genere: thriller/commedia/drammatico

anno: 2019

paese: corea del sud

data di uscita: 7 novembre 2019

premi: oscar al miglior film, oscar al miglior regista, oscar alla migliore sceneggiatura originale, oscar al miglior film straniero

azione: ★★★

ambientazione: ★★★★★

effetti speciali: ★★

recitazione: ★★★★★

intensità: ★★★★

suspense: ★★★

 

Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stato proprio il film sud-coreano “Parasite” a conquistare la famigerata statuetta dorata la notte del 9 febbraio 2020? Con un totale di sei candidature agli Academy Awards e ben quattro vittorie, il settimo capolavoro del regista Bong Joon-Ho, realizzatore di “Memorie di un assassino” e “The Host”, entrambi campioni di incassi, è il primo lungometraggio coreano ad ottenere tale riconoscimento. Si tratta di una grande soddisfazione anche da parte della produzione cinematografica al di fuori di Hollywood, considerata “La Mecca del cinema” ed il centro dello spettacolo per eccellenza; una vittoria che sicuramente passerà alla storia e che ha abbattuto ogni tipo di pregiudizio nei confronti del cinema asiatico.

A primo impatto il film si presenta con una trama piuttosto semplice: i protagonisti sono i Kims, una famiglia della periferia di Seoul bloccata in una casa squallida e sudicia dalle sembianze di un seminterrato, costretta a fare i conti con la povertà quotidianamente. Entrambi i genitori sono disoccupati ed i figli, ormai maggiorenni, non sono in grado di intraprendere gli studi universitari a causa della mancanza di denaro. E’ una situazione critica, che spinge i quattro personaggi ad architettare un modo per uscirne ed ottenere della fortuna. Riusciranno nel loro intento? Forse sì, ma non senza dover affrontare prima una lunga serie di peripezie che li metterà in estrema difficoltà. L’incontro con i Parks, famiglia ricchissima ed in possesso di una splendida villa, ambientazione principale del film e collocata in uno dei quartieri più chic della capitale, cambierà loro la vita.

Il susseguirsi degli eventi all’interno della dimora dei Parks ci pone davanti a varie tematiche importanti: se il film inizialmente è caratterizzato da una comicità esilarante e talvolta grottesca, a metà prende invece una piega completamente diversa, trasformandosi in un thriller drammatico e ansiolitico. Sono innumerevoli le interpretazioni da parte del pubblico riguardo al significato generale dell’intera pellicola, ma Bong Joon-Ho non ha mai dato nessuna risposta esaustiva e lascia che tutt’ora i fans continuino a formulare teorie. L’ipotesi che ha riscontrato maggior successo e appare più sensata è quella che il film sia stato ideato per criticare la società, in particolare quella coreana, e le disuguaglianze tra le diverse classi che la compongono. L’enorme differenza economica tra le due famiglie protagoniste è un esempio. I Kims cercano in tutti i modi di assomigliare ai Parks, imitandone i modi, gli usi ed i costumi. Aspirano a diventare come loro, a vivere nella loro casa e a non preoccuparsi di andare a letto senza aver mangiato prima un pasto caldo e confortevole. Vogliono sostituirsi a loro e sono disposti a tutto pur di infiltrarsi in quella vita perfetta. Desiderano prenderne parte più di ogni altra cosa. Anche la rappresentazione delle due abitazioni, la villa e la casa-seminterrato, è dotata di un grande simbolismo e messaggio nascosto: l’alta borghesia vive “sopra”, al piano terra, e si dimentica con il suo snobismo ed egoismo di chi invece sta sotto, ovvero i poveri reietti, i quali vivono come dei parassiti ed agiscono al limite.

Parasite è crudo, sconvolgente, reale ed un capolavoro dei nostri tempi che meriterebbe di essere visto e apprezzato da tutti. Uno di quei film che ti fanno uscire dal cinema con gli occhi spalancati e la bocca aperta, che non riesci a toglierti dalla testa nei giorni che seguono e ti spinge a volerne sapere di più, a riflettere su determinati argomenti e a prendere consapevolezza. Una montagna russa di emozioni diverse ed altalenanti che ti fanno venir voglia di guardarlo un’altra volta e prestare maggiore attenzione ai particolari. Voto? 10/10.

Claudia Tommassini