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Gli Stati Uniti D’America: il paese del lavoro e della libertà, dei diritti e della giustizia. Ma l’emblema della cultura occidentale presenta faglie profonde, rotture che lasciano il segno. Cominciamo narrando le vicende che legano una delle carceri più in voga negli ultimi due decenni: Guantanamo Bay. 

È noto come luogo di detenzione per gli associati al terrorismo islamico dal 2001, dopo l’attacco alle torri gemelle e la conseguente Guerra al Terrore di Bush, l’allora presidente degli USA. Sorge nella base militare statunitense situata a Cuba. Risale al 1903, periodo in cui comincia lo sgretolarsi del mito americano. Infatti la base venne costruita dopo l’indipendenza di Cuba dagli Stati Uniti. Scontato dire che gli statunitensi non lasciarono il paese accettando la sconfitta, bensì mantennero l’ultima parola sulla presidenza del nuovo paese indipendente e il controllo dei suoi rapporti internazionali con i paesi esteri. Il carcere prevede il Camp X Ray, sostituito successivamente con Camp 6, e il Camp Delta.

Molti dei prigionieri non sono mai stati appartenenti ad organizzazioni terroristiche, né hanno mai provato ad averne un contatto: sono i detainees, i prigionieri rinchiusi senza nessun processo o senza addirittura un chiaro capo d’accusa.

Ricordiamo che le testimonianze su cui si fondava l’elogio al metodo di estorsione della verità a Guantanamo erano di prigionieri che subivano torture e pressioni da parte dei soldati, in particolare dalla famosa JOINT TASK FORCE (unità specializzata nella suddivisione dei prigionieri in base al livello di pericolosità) che in cambio di un allentamento della presa o di un trattamento di favore avrebbero dichiarato il falso sui compagni di prigione. Esempio lampante è Abu Zubaydah che venne sottoposto a waterboarding , una forma di annegamento controllato in ben 83 occasioni nell’agosto 2002. L’amministrazione Bush annoverò Zubaydah come il numero 3 di Al-Qaeda nonostante divenne evidente, grazie anche all’FBI che lo aveva ripetutamente sostenuto, che era il guardiano mentalmente turbato di un campo di addestramento non associato ad Al-Qaeda. La maggioranza degli uomini che furono prigionieri a Guantanamo erano innocenti o soldati di minore importanza per i talebani. 

Immergiamoci ora nell’acclamata e soprattutto efficacie metodologia per ricavare informazioni dai prigionieri di Guantanamo: il Dr. James Mitchell e il Dr. Bruce Jessen sono i due psicologi che plasmarono il programma di tortura utilizzato.

Immagine di Mark Denbeaux

Ammar al Baluchi, scomparso in Pakistan nel 2003 e inviato a Guantanamo nel 2006, è stato usato come cavia dai tirocinanti che sperimentavano i più efficaci metodi di tortura.  Venne rivolto contro un muro e gli venne inflitta una lesione cerebrale traumatica più e più volte. Subì varie forme di torture fisiche e psicologiche durante la sua detenzione: fu sottoposto a luci fluorescenti per ben 3 anni, ogni giorno per tutto il giorno.

Ibn al-Shaykh al-Libi, l’emiro di un campo di addestramento militare di cui Abu Zubaydah era il guardiano, è stato individuato come comandante militare di Osama Bin Laden a Tora Bora. Fu arrestato dalla CIA nel 2001. Attraverso la tortura gli agenti riuscirono ad estorcere ad al-Libi informazioni false riguardo un incontro tra gli agenti di Al-Qaeda e Saddam Hussein per la vendita di armi chimiche e biologiche. Nonostante Al-Libi avesse ritrattato il dichiarato, Bush usò la dichiarazione per giustificare l’invasione dell’Iraq nel marzo 2003. Al-Libi non finì mai a Guantanamo ma fu spedito in Libia, dove venne imprigionato e dove pose fine alla sua vita nel maggio del 2009.

La lista delle vittime della caccia statunitense a Bin Laden è numerosa. L’amministrazione Bush non ha mai dichiarato come la sua politica e la sua guerra al terrorismo facesse acqua da tutte le parti, preferendo invece nascondere e negare gli errori, peggiorando la situazione delle vittime che caddero nella sua rete. Tengo a precisare che a Guantanamo non finirono solo uomini adulti, ma anche bambini e che i detenuti erano e tutt’oggi (si contano ancora 39 prigionieri) sono costretti a stare in celle di circa due metri quadrati circondate da fil di ferro, dove la mattina la temperatura può raggiungere i quaranta gradi centigradi.

Associazioni contro la violazione per i diritti umani (in particolare ”CAGE”) continuano a battersi affinché il carcere Guantanamo Bay venga chiuso per sempre in memoria di tutti i soprusi subiti dalle vittime nel periodo di detenzione.

http://www.instoria.it/home/guantanamo.htm

https://www.cage.ngo

https://wikileaks.org/gitmo/